Il TaiJi Quan è un’Arte Marziale cinese millenaria, una disciplina affascinante lontana anni luce dai calci volanti alla Bruce Lee ma, se praticato ad alti livelli, è in grado di neutralizzare gli attacchi generati da qualsiasi stile di combattimento.
Il TaiJi Quan, che tradotto letteralmente significa Boxe della Suprema Polarità, si ispira alle dottrine taoiste riguardanti le pratiche di nutrimento della vita e al principio sull’equilibrio e l’alternanza degli opposti Yin e Yang e dei 5 elementi, ossia alla dualità maschile e femminile, al vuoto e al pieno, all’immobilità e al movimento, alla dispersione e alla riunione, concetti che sono alla base della Medicina Tradizionale Cinese.
Il TaiJi Quan unisce tecniche di combattimento in solitario, in coppia e studio delle armi, a pratiche terapeutiche e si distingue dalle altre discipline orientali poiché essendo uno Stile Interno, l’allenamento non si basa sul lavoro muscolare bensì sullo sviluppo interiore della respirazione, del soffio vitale e dello spirito.
Grazie a forme codificate chiamate Taolu, eseguite con movimenti fluidi, lenti e consapevoli, compiuti con la massima intenzione, concentrazione e ascolto, il TaiJi Quan aiuta a mobilizzare l’energia interiore, il Chi, fonte di benessere fisico e psichico, guida alla riscoperta della reale essenza e del significato intimo della natura e dell’Universo.

I 10 principi del TaiJi Quan

  1. Essere vuoti, avere la mente pronta e l’energia della sommità del capo
  2. Tenere rientrato il petto e stirare la schiena
  3. Rilassare la vita
  4. Distinguere il vuoto e il pieno
  5. Abbassare le spalle e far scendere i gomiti
  6. Usare il pensiero e non la forza muscolare
  7. Accordare la parte superiore con quella inferiore
  8. Unire la parte esterna con quella interna
  9. Muoversi in modo continuo e senza interruzioni
  10. Cercare la calma nel movimento

La Storia

La leggenda narra che il fondatore del TaiJi Quan fosse il Monaco taoista Zhang San Feng, vissuto dal 1247 al 1460 d.c. durante le dinastie Song settentrionale, Yuan e inizio della Ming.
Il trattato TaiJi Quan Shi Yi racconta che, ancora bambino, Zhang San Feng fù mandato nel monastero buddhista di Shaolin dai genitori, molto poveri, per farlo monaco. A quindici anni lasciò il monastero in cerca di nuovi maestri. Successivamente incontrò l’immortale divino Drago di Fuoco che gli insegnò l’arte taoista di raccogliere, coltivare e far circolare il soffio vitale.
Senza mai fermarsi errò fra le montagne, rifugio degli eremiti taoisti, dove dormì per un mese intero presso il monastero dell’Altare d’Oro senza mai svegliarsi. Ormai indifferente alla fame e alla sete si ritirò in meditazione in una capanna che si costruì in un antico boschetto. Da lì un giorno rimase impressionato dalla lotta tra una gru e un serpente e fù assalito dall’idea di realizzare uno stile di lotta che combinasse i movimenti agili della gru con quelli morbidi e flessuosi del serpente.
Si impegnò in questo intento fino a che guardando in fondo ad una valle sulle montagne del Wudang, vide delle foglie che venivano sollevate in una spirale dal vento e guardando in cielo vide vorticose nuvole intorno ai picchi.
Fu allora che capì che non doveva puntare alle capacità degli uomini e degli animali ma invece alla forza del Tao per realizzare un’arte marziale che dissolvesse, dirottasse e assorbisse le forze opposte senza tentare di sottometterle e conquistarle. Così costruì un eremo sulle montagne del Wudang dove sviluppò le 12 forme marziali.
Forse, come sostiene lo storico Li Yang Ang nel suo libro Zhang San Feng he trade TaiJi Quan, egli si limitò a modificare alcune tecniche di Kung Fu Shaolin inserendovi i concetti taoisti di alchimia interna appresi sulle montagne del Wudang.

Principi fondamentali

Il nome, Diagramma del TaiJi (Taijitu)

Il nome di questo stile contiene già importanti elementi teorici che sono alla base di esso.

Il termine TaiJi (太极) fa la sua comparsa per la prima volta nell’Yijing, nel capitolo intitolato Xici (系辞). Vi si può leggere: nei cambiamenti, c’è il TaiJi che genera i Due Principi (Liangyi); i Due Principi generano le Quattro Immagini (Sixiang); le Quattro Immagini generano gli Otto Trigrammi (Bagua). Importante è il collegamento con il Diagramma del Sommo Polo (Taijitu), creato dal Neo-Confuciano Zhou Dunyi (周敦颐, 1017–1073), che è anche il simbolo dello stile universalmente riconosciuto. Zhou Dunyi scrive: Wuji e poi il TaiJi. Nel movimento il TaiJi crea lo Yang. Quando il movimento ha raggiunto il suo limite, c’è la immobilità. Quando immobile, il TaiJi crea la Yin. Quando l’immobilità ha raggiunto il suo limite, c’è il ritorno al movimento. Movimento e Immobilità si alternano. Uno è l’origine dell’altro.

Carmona riferisce che la principale risorsa teorica dello stile è il TaiJi Quanpu (太极拳谱), di Wang Zhongyue (王宗岳), scritto durante il regno di Wanli (万历,1572-1620) della dinastia Ming. Wang Zongyue (王宗岳) ha scritto: Il sommo polo, nasce dal non sommo, oppurtunità del movimento, è anche madre di Yin e Yang. Se si divide, si muove; se è in armonia, è fermo. Libero da eccessi e mancanze, segue curve e subito estende. Se un uomo è inflessibile ed io sono morbido, si chiama camminare; se io seguo un uomo di spalle, si chiama aderire. In contraddittorio con Carmona, Stanley Henning colloca la vita di Wang Zongyue durante il regno di Qianlong (1735-1796). Per Henning poi Wang Zongyue è solo accreditato di aver scritto il TaiJi Quanpu. Per Wu Bin TaiJi significa supremazia, assolutezza, unicità; Il TaiJi Quan prende il suo nome sottendendo superiorità. Riassumendo il TaiJi Quan si ispira al continuo ciclo Yin Yang, cambiando continuamente da un principio all’altro nei movimenti che contengono vuoto e pieno, adattandosi ai movimenti altrui, ispirandosi e seguendo la rotondità.

Lo Stile Yang

Questo ramo del TaiJi Quan fù codificato dal maestro Yang Luchan (楊露禪, 1799-1872), noto anche come Yang Fukui (楊福魁), originario di Yongnian (永年县) in Hebei, che studiò con Chen Changxing (1771-1853) a partire dal 1820.
Fino all’arrivo di Yang Luchan, il TaiJi Quan veniva insegnato unicamente all’interno della famiglia Chen. Si narra quindi che Yang Luchan, per capirne il segreto, avesse venduto tutti i suoi averi e si fosse fatto assumere come servo da Chen Changxing a Zhaobao. Yang Luchan apprese così bene l’arte marziale tramandato dai Chen che fù capace di lottare contro un esperto di Kung Fu venuto nel villaggio per sfidare il maestro Chen Changxing e che aveva battuto il figlio di quest’ultimo e anche il miglior discepolo della scuola. Perdonato del “furto” dal maestro per aver difeso l’onore della famiglia, Yang Luchang si trasferì a Pechino, dove insegnò il TaiJi Quan per la prima volta fuori dal villaggio di Zhaobao.

Un’altra teoria, abbastanza simile alla precedente, vuole che Chen Changxing fosse stato assunto come maestro di arti marziali da un ricco droghiere, affinché insegnasse il TaiJi Quan ai suoi tre figli. Yang Luchan era servo nella famiglia del droghiere e spiò talmente bene le lezioni che il maestro lo accettò come allievo.
Yang Luchan si fece conoscere per i numerosi combattimenti contro altri maestri di arti marziali, che vinse sempre e che gli valsero il titolo di Yang il sempre vittorioso.

Successivamente lo stile Yang è stato tramandato dai suoi figli Yang Banhou (杨班侯, 1837-1892) e Yang Jianhou (楊健侯, 1839-1917), dai suoi nipoti Yang Shaohou (杨少侯, 1862-1930) e Yang Chengfu (楊橙甫, 1883-1936) dal nipote Fu Zhong Wen (傅钟文, 1904 – 1994) e dai suoi figli Yang Zhenming (1910-1985), Yang Zhenji (1921), Yang Zhenduo (楊振鐸, 1926) e Yang Zhenguo (1928). Il fondatore Yang Luchan, per primo ha aperto lo stile alla popolazione generale a Pechino. Poi, dopo i cambiamenti di tre generazioni, è stato Yang Chengfu che ha messo a punto la forma e l’ha resa ampiamente popolare, eliminando le tecniche più complesse e faticose, i calci saltati ed i movimenti esplosivi. La quarta generazione della famiglia Yang, Zhenming, Zhenji, Zhenduo e Zhenguo, e i discepoli di Yang Chengfu congiuntamente hanno diffuso il TaiJi Quan stile Yang nel mondo, rendendolo lo stile oggi maggiormente conosciuto.